sabato 18 novembre 2017

Le conclusioni della COP23 di Bonn-Fiji

La COP 23 si è chiusa nella notte tra venerdì e sabato, dopo l'attesa degli esiti dei tavoli paralleli. La presidenza di Figi e la UNCCC hanno dichiarato soddisfazione per i risultati di una conferenza che nasceva come una edizione di transizione, focalizzata su negoziati tecnici e metodologici. Politicamente la COP non poteva offrire novità. Dopo lo strappo di Trump tutti gli altri paesi hanno confermato l'impegno degli Accordi di Parigi, riuscendo a definire alcune modalità di attuazione e approvando tre importanti risoluzioni di settore (agricoltura, genere, popolazioni indigene). Particolarmente attesa la chiusura dei negoziati sull'agricoltura, che erano stati avviati cinque anni fa e che mirano a ridurre l'impatto dei gas serra che non sono C02 (essenzialente il metano delle pere di mucche e pecore e quello della decomposizione organica).
La scommessa era quella di trasformare l'Accordo di Parigi del 2015, entrato in vigore un anno fa, in azioni concrete, individuando soluzioni condivise. Il percorso approvato è quello del Talanoa Dialogue, che prende il nome da una parola figiana che significa discussione e confronto. Il documento finale traccia un'agenda augurabilmente concreta che parte da alcune domande retoriche: dove siamo, dove vogliamo andare e come ci arriviamo? I prossimi dodici mesi saranno cruciali, per definire alla COP24 di Katowice le modalità concrete di attuazione dell'accordo. Alla COP24 sarà anche effettuata una verifica sugli impegni presi dalle singole nazioni (NDC) e sugli ulteriori impegni da prendere prima del 2020, quando le decisioni dell'Accordo di Parigi dovranno trasformarsi in azioni concrete.
Fino al 2020 il pallino resta in mano ai paesi sviluppati, nel regime del dopo Protocolo di Kyoto definito nel 2013 dal cosiddetto Emendamento di Doha. Ma qui rischiamo di scendere in tecnicismi incomprensibili. Per sintetizzare diciamo solo che il Protocollo di Kyoto non riguardava i paesi in via di sviluppo, che quindi fino al 2020 non hanno obblighi. Ma è chiaro che nei prossimi tre anni devono essere attuate misure coerenti con l'accelerazione del riscaldamento globale e delle sue conseguenze, a cominciare dagli eventi meteorologici estremi. Frank Bainimarama, primo ministro di Figi e presidente della COP, ha detto in chiusura della conferenza che occorre "andare oltre, più velocemente e assieme".
La questione centrale resta legata alle risorse finanziarie. L'Accordo di Parigi prevede dal 2020 cento miliardi di dollari destinati ai paesi in via di sviluppo. I paesi più poveri hanno chiesto alle potenze occidentali di definire cifre precise, ricevendo conferma degli impegni presi, ma la indisponibilità a programmare gli investimenti a medio termine a causa della imponderabilità delle scelte politiche dei futuri governi (Trump docet).
L'America non governativa a Bonn era presente con un agguerrito gruppo di governatori, sindaci e imprenditori che hanno ribadito "We are still in", confermando la volontà di rispettare gli impegni disattesi dalla presidenza Trump. Il governo USA ha partecipato alla conferenza, perché l'Accordo di Parigi prevede un termine minimo di cinque anni per recedere, quindi l'America sara ufficialmente fuori solo nel 2020. Molti hanno apprezzato il fatto che nei tavoli dei negoziati la delegazione americana abbia mantenuto un atteggiamento neutrale e non ostativo, malgrado gli USA siano rimasti l'unico paese al mondo fuori dall'accordo. Infatti nel corso della conferenza è arrivata anche l'adesione della Siria, l'ultima nazione che condivideva con l'America questo triste primato.
A Bonn si sono registrati progressi importanti anche al di fuori dei negoziati. La Powering Past Coal Alliance ha visto venti nazioni sottoscrivere un patto per l'eliminazione totale del carbone come fonte di energia entro il 2030. Tra queste c'è anche l'Italia. L'ambizione del gruppo è di arrivare a 50 paesi entro un anno, in tempo per la COP 24 di Katowice.
Se il percorso del Talanoa Dialogue produrrà i frutti sperati, a Katowice si decideranno molte cose cruciali. Emblematico che questo possa accadere in Polonia, uno dei paesi più dipendenti dal carbone e sempre nelle retrovie nell'Unione Europea sulle questioni climatiche. Tra l'altro la Polonia ospiterà la terza COP nel giro di dieci anni dopo la COP14 di Poznan 2008 e la COP19 di Varsavia 2013. Bizzarro primato per uno dei paesi più carbonizzati del mondo.

giovedì 16 novembre 2017

COP23, cercasi Italia disperatamente

Ma dov'è l'Italia alla COP23 di Figi a Bonn? Francia, Germania e Gran Bretagna hanno padiglioni fastosi, con una serie continua di eventi, un'accoglienza cordiale, documenti da distribuire, eventi sociali. L'Italia non ha mai avuto un padiglione alle COP, almeno a mia memoria (seguo le conferenze sul clima dal 2007). Ma negli ultimi due anni, Parigi 2015 e Marrakech 2016, gli uffici della delegazione italiana erano aperti. C'erano incontri con i delegati italiani delle ONG e degli enti locali per aggiornamenti sull'andamento dei negoziati. A Marrakech l'Italia aveva allestito una piccola sala riunioni, con una serie di eventi focalizzati sul nostro paese. Invece a Bonn gli spazi della delegazione italiana sono sbarrati. Una porta chiusa e una targa sul muro.
La capacità politica è anche comunicazione, particolarmente in un tema sempre più centrale come i cambiamenti climatici. La presenza italiana qui a Bonn è praticamente impalpabile. Qualche partecipazione a eventi collaterali, come quello organizzato da IRENA dove era presente Francesco La Camera, dirigente di Minambiente. Oggi il ministro Galletti ha fatto la sua comunicazione nel High Level Segment, dove ogni nazione interviene. Ha annunciato una candidatura italiana per la COP26, che si svolgerà nel 2020. Ha detto che l'Italia è in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2020. Ha rivendicato la recente approvazione della Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (dove le città e gli enti locali non hanno un ruolo).
Nella delegazione italiana alle conferenze sul clima non ci sono mai stati rappresentanti delle città e delle regioni. Solo funzionari ministeriali, negoziatori, parlamentari, tecnici delle agenzie. Sarebbe davvero ora di cambiare registro.

mercoledì 15 novembre 2017

COP23, gli interventi di Merkel e Macron

Alle 14:30 di oggi mercoledì 15 novembre si è aperto l'High Level Segment della COP23 (per la verità con quindici minuti di ritardo, in attesa del presidente dell'assemblea ONU Miroslav Lajčák). Erano presenti il presidente della Germania Frank Walter Steinmeier, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres (alla sua prima COP), la segretaria UNFCCC Patricia Espinosa e il primo ministri di Fiji Frank Bainimarama, presidente della COP23.
Ma il primo intervento è stato quello di Timoci Naulusala, un ragazzino figiano di 12 anni che ha fatto uno straordinario  e commovente discorso, tutto a memoria. Un oratore nato.
Conclusa l'apertura sono iniziati gli interventi degli stati membri, organizzati in ordine gerarchico. Prima parlano i capi di stato, poi i ministri, poi quelli ancora più bassi in grado. Per l'Italia c'è il ministro Galletti, il cui intervento è previsto nel pomeriggio di domani, giovedì 16.
La prima della scaletta era Angela Merkel, il secondo Emmanuel Macron. Merkel ha fatto un discorso "alto" e molto ispirato, tralasciando i problemi dovuti al cambio della sua maggioranza e alle trattative per la formazione del nuovo governo, non ancora concluse. I nuovi alleati Conservatori e Liberali stanno cercando di limitare la riduzione delle emissioni da carbone a una cifra tra 15 e 30 milioni di tonnellate, mentre il piano presentato dalla Germania per applicare l'Accordo di Parigi prevede una riduzione di cento milioni di tonnellate. Inoltre Daimler, BMW e Volksvagen stanno pressando Merkel per non applicare nuovi limiti di emissioni per i veicoli. Dal 1990 a oggi in Germania le emissioni del settore trasporti non sono diminuite, anzi hanno avuto un leggero aumento. La Germania ha dichirato nel suo NDC (Nationally Determined Contribution) una riduzione del 40% entro il 2020, ma seguendo il trend attuale andrà bene se arriverà al 30.
Macron è stato molto più concreto. Era già stato ringraziato dal segretario ONU Guterres per avere organizzato un Summit su Finanza e Clima a Parigi il prossimo 12 dicembre, il secondo anniversario dell'Accordo di Parigi. La questione delle risorse finanziarie resta al centro dei negoziati di questi giorni e l'uscita degli Stati Uniti la rende ancora più cruciale.
Il premier francese ha chiesto che l'Unione Europea si sostituisca agli Stati Uniti per garantire la quota di finanziamenti all'UNFCCC, la Convenzione Quadro ONU sul clima. Ha proposto una Border Tax, un dazio aggiuntivo sulle importazioni dai paesi che non rispettano la riduzione delle emissioni prevista dall'Accordo di Parigi. Ha ribadito la necessità di incrementare l'autoproduzione energetica e lo stoccaggio, con batterie e altri sistemi. Ha richiamato tutti all'urgenza di agire immediatamente.



martedì 14 novembre 2017

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Delegati del Mali alla COP23

Le icone di Roma contro lo smog

Greenpeace Italia ha rivendicato gli stencil affissi la notte scorsa a Roma, opera dello street artist Tvboy. Ci sono Mastroianni e Anita Ekberg, Papa Francesco, Francesco Totti, Pier Paolo Pasolini, Sofia Loren, Gregory Peck e Audrey Hepburn (ovviamente in vespa).


Le città e le regioni alla COP 23

Da alcuni anni la domenica che separa le due settimane di negoziati sul clima è il giorno scelto per il Summit delle Città e delle Regioni impegnate nel contrasto ai cambiamenti climatici. La sessione di quest'anno è stata organizzata per la prima volta all'interno degli spazi della conferenza, con la presenza di molti sindaci, autorità e personaggi famosi, come l'ex governatore della California Arnold Schwarzenegger e l'attuale governatore Jerry Brown. In totale erano presenti circa 330 amministratori locali e un migliaio di delegati.
Nel ruolo di padroni di casa il sindaco di Bonn Ashok Sridharan e Armin Laschet, ministro presidente della regione Reno Nord - Westfalia, la prima della Germania per popolazione. Ambedue militano nella CDU di Angela Merkel. Erano presenti anche Frank Bainimarama, primo ministro di Figi e presidente della COP23 e la segretaria generale di UNFCCC Patricia Espinosa. Tra gli organizzatori la Global Covenant of Mayors for Climate and Energy e ICLEI.
Il Summit ha approvato per acclamazione il Bonn-Fiji Commitment, il cui titolo completo è Gli impegni di sindaci e autorità locali per attuare l'Accordo di Parigi a ogni livello. Il documento riafferma la centralità delle città e delle autorità locali nel contrasto ai cambiamenti climatici e la necessità che gli stati considerino il ruolo delle città nelle NDC, i contributi nazionali che indicano le misure che ogni paese intende prendere per raggiungere gli obiettivi di Parigi.




venerdì 10 novembre 2017

Ai negoziati sul clima non c'è un problema di genere

Sarah Baashan è una delle due co-chairs del tavolo APA (Ad Hoc Working Group on the Paris Agreement), probabilmente il più importante della COP23, quello che discute e decide le strategie di attuazione dell'Accordo di Parigi alla COP23. Baashan rappresenta l'Arabia Saudita, partecipa ai negoziati sul clima dal 2012 ed è consulente del Ministero del Petrolio del suo paese. Anche l'altro vice presidente è donna, la neozelandese Jo Tyndall. A capo di UNFCCC c'è la messicana Patricia Espinosa, che ha sostituito la costaricana Cristiana Figueres, a guida della Convenzione dal 2010 al 2016. I due "Climate Champions" del clima delle Nazioni Unite sono donne: il ministro dell'ambiente del Marocco Hakima El Haite e la francese Laurence Tubiana, ritenuta l'architetto dell'Accordo di Parigi 2015.
Nei negoziati sul clima non sembra esserci un problema di genere. Molti dei ruoli chiave sono ricoperti da donne. Un segnale positivo che mette in pratica il principio della parità di genere che era inserito nel preambolo dell'Accordo di Parigi (qui sotto il paragrafo). Sui 55 rappresentanti della delegazione ufficiale del Governo Italiano 23 sono donne.


giovedì 9 novembre 2017

Nel 2017 l'Europa è cresciuta più del previsto


Sapevamo già che l'Italia quest'anno avrà conti più positivi delle previsioni, ma è l'intera Europa a crescere più del previsto. Il pronostico di Bruxelles era su un più 1.7 per cento, mentre oggi il Commissario Europeo alle Finanze Pierre Moscovici ha corretto il forecast a un più 2.2 a fine anno. Crescono anche le aspettative per i prossimi anni, fissate adesso a +2.1% nel 2018 e +1.9% nel 2019.
La media della disoccupazione nella zona Euro è del 9.1%, la più bassa dal 2009, ed è prevista in calo all'8.5% nel 2018 e al 7.8% nel 2019. Nell'Europa a 28 i dati sono migliori: 7.8% nel 2017, 7.3% nel 2018 e 7.0% nel 2019. L'inflazione quest'anno è all'1.5%, tendenzialmente stabile nel futuro.
Per esaminare nel dettaglio i dati nazionali dell'Italia il link è questo.

Anche il 2017 sarà un anno da caldo record

A Bonn proseguono i lavori della COP23, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima. I delegati sono impegnati nei tavoli tecnici paralleli, con particolare attenzione al cosiddetto APA, acronimo che sta per Ad Hoc Working Group on the Paris Agreement. Ovvero la sede dove si discutono le modalità di attuazione dell'Accordo di Parigi del 2015 (foto sotto).
Nel frattempo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha diffuso i dati climatici sui primi dieci mesi del 2017, che sarà un'altro anno record in termini di riscaldamento globale. Con ogni probabilità il 2017 sarà il secondo anno più caldo di sempre, seguito dal 2015. Il primato resterà quasi certamente al 2016, caratterizzato da un El Niño di rara potenza. El Niño è il fenomeno periodico che riscalda le correnti dell'oceano Pacifico centro-orientale, influenzando il clima di Asia e Americhe. In ogni caso il quinquennio 2013-2017 sarà il più caldo di sempre.
Nel periodo gennaio-settembre 2017 le temperature medie globali sono state di 1.1°C sopra la media dell'epoca preindustriale, e circa mezzo grado in più della media del periodo 1981-2010. L'anno in corso sarà anche ricordato per il record di eventi meteorologici estremi e non solo confinati nelle regioni tropicali. Per la prima volta due uragani di classe 4, Harvey e Irma, hanno raggiunto il continente americano nello stesso anno, causando danni ingenti e precipitazioni notevoli (il record a Nederland, Texas, con oltre un metro e mezzo di pioggia in una settimana).
Tornando alla COP23, la discussione più interessante di ieri si è svolta probabilmente sul tavolo SBI (Subsidiary Body for Implementation) e ha riguardato la tempistica di aggiornamento degli INDC (Intended Nationally Determined Contribution) ovvero gli impegni deliberati dai singoli paesi per l'attuazione dell'Accordo di Parigi. Tutti questi acronimi sono fastidiosi, ma fanno parte del consueto linguaggio ONU. Ad oggi 165 INDC sono stati presentati ufficialmente (i paesi che hanno ratificato l'Accordo di Parigi sono 169). Naturalmente questi piani nazionali devono essere rendicontati e aggiornati, e di questo si discute. La linea prevalente sembra essere quella di rivedere obiettivi e metodologie entro il 2025, con proiezioni che vadano oltre il 2030. Ma nulla è ancora deciso.